Romeo & Giulietta: amore che attraversa la storia

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Ho sempre amato le leggende, le storie e i racconti che provengono passato; ogni volta che viaggio infatti cerco i castelli, le rocche e i luoghi nascosti da ammirare e assaporare per cercare di rivivere quelle storie che attraversano il tempo e lo spazio.

La malaugurata vicenda di Romeo e Giluetta è un delle mie preferite, toccante, malinconica e romatica. Ho visto di recente l’ultima versione con Hailee Steinfeld – Giulietta e Douglas Booth – Romeo. Mi è piaciuto molto, una delle versioni che ho preferito e sicuramente l’attore che mi ha commossa maggiormente e che ho trovato divino con una recitazione fantastica è sicuramente Paul Giamatti, che ha interpretato Frate Lorenzo. Tra tutte i film e riaddattamenti questo mi è piaciuto piu’ di tutti, anche se devo dire che Di Caprio è il moio Romeo preferito 🙂 Voi quale prefetite?

 

Tutti conosciamo questa storia, ma mi vorrei immergere nuovamente nella Verona rinascimentale. Ci troviamo in una città romantica, ricca d’amore e di odio, infatti siamo in una lotta tra due nobili famiglie, Montecchi e Capuleti, contrapposte da un sentimento  profondo di ostilità e intolleranza, portato avanti da decenni e che ormai anche il governatore della città fatica a tenere sotto controllo. Il Principe, arrivato all’esasperazione, minaccia ai due severe pene qualora vengano sorpresi nuovamente a creare sommosse e a disturbare la quiete pubblica.

Lord Capuleti, intimorito dalla situazione, decide di dare una festa in maschera a casa sua, per simboleggiare l’affetto che prova per la città e anche per cercare di far avvicinare la figlia adolescente Giulietta al giovane Conte Paride, con cui vorrebbe maritarla allo scopo di mantenere vivo il prestigio della famiglia.

Nel frattempo, nella casa rivale, il giovane Romeo soffre per la bella Rosalina, una cugina dei Capuleti, che non ricambia il suo affetto. Così insieme a suo cugino Benvolio, decidono così di intrufolarsi alla festa con l’amico Mercuzio, durante la quale però, Romeo vede Giulietta, rimandone attratto per la sua semplicità e bellezza. Dal canto suo, anche la giovane rimane folgorata dal ragazzo. Dopo aver ballato i due si scambiano una breve conversazione e si baciano, nella segretezza di una stanza isolata.

Se profano con la mano più indegna questa santa reliquia, il peccato è veniale. Le mie labbra, pellegrini che timidamente arrossiscono, sono pronte a temperare questo rude tocco con un tenero bacio.

Più tardi, a festa conclusa, Romeo s’intrufola nel giardino dei Capuleti, dove incontra Giulietta affacciata al balcone. I ragazzi si scambiamo un’eterna promessa d’amore e decidono di suggellare la loro unione con il matrimonio il giorno seguente.

Giulietta: o Romeo, Romeo, perchè sei tu Romeo? Rinnega tuo padre e rifiuta il tuo stesso nome. Ovvero, se proprio non lo vuoi fare, giurami soltanto che mi ami, ed io smetterò di essere una capuleti.

Romeo: devo continuare ad ascoltarla oppure rispondere a ciò che dice?

Giulietta: è solamente il tuo nome ad essermi ostile: tu saresti sempre lo stesso anche se non fossi un montecchi. Che cosa vuol dire la parola montecchi? non è una mano,o un braccio o un viso,ne un’altra parte che appariene ad un essere umano. Oh,sii qualche altro nome! Quello che noi chiamiamo col nome di rosa, anche chiamato con un nome diverso ,conserverebbe ugualmente il suo dolce profumo. Allo stesso modo Romeo, se portasse un’altro nome, avrebbe sempre quella rara perfezione che possiede anche senza quel nome. Rinuncia quindi al tuo nome, Romeo, ed in cambio di quello, che tuttavia non è una parte di te, accogli tutta me stessa.

Romeo: ti prendo in parola. D’ora in avanti non sarò più Romeo.

Giulietta: chi sei tu, così nascosto dalla notte, che inciampi nei miei pensieri più nascosti?

Romeo:non so dirti chi sono, adoperando un nome. Perchè il mio nome, o diletta santa, è odioso a me stesso, perchè è nemico a te. E nondimeno strapperei il foglio dove lo trovassi scritto.

Giulietta: le mie orecchie non hanno ancora udito un centinaio di parole pronunciate dalla tua lingua, e nondimeno riconosco la tua voce: non sei forse tu romeo, nonchè uno dei montecchi?

Romeo:non sono ne l’uno ne l’altro, fanciulla, se a te questo dispiace.

Giulietta: e come sei giunto fino a quì? Dai, dimmi come e perchè. Le mura del cortile sono irte e difficili da scalare, e questo luogo, considerando chi sei tu, potrebbe significare la morte se qualcuno della mia famiglia ti scoprisse.

Romeo: ho scavalcato le mura sulle ali dell’amore, poichè non esiste ostacolo fatto di pietra che possa arrestare il passo dell’amore, e tutto ciò che amore può fare, trova subito il coraggio di tentarlo: per questi motivi i tuoi familiari non possono fermarmi.

Giulietta: se ti vedranno ti uccideranno.

Romeo : ahimè, che si nascondono più insidie nel tuo sguardo che non in venti delle loro spade . A me basta che mi guardi con dolcezza e sarò immune alla loro inimicizia.

Giulietta: non vorrei per tutto il mondo che ti scoprisero quì.

Romeo: ho il mantello della notte per nascondermi ai loro occhi. Se tu mi ami non mi importa che essi mi scoprano.meglio perdere la vita per mezzo del loro odio, che sopravvivere senza poter godere del tuo amore.

Giulietta: e chi ha saputo guidarti fino a quì?

Romeo: è stato amore, che per primo ha mosso i miei passi, prestandomi il suo consiglio, ed io gli ho prestato gli occhi. Non sono un buon pilota: ciò nonostante,anche se fossi tanto lontana quanto la riva abbandonata dove lavano marosi del più remoto dei mari, non esiterei a mettermi in viaggio, per un carico così prezioso.

Giulietta: tu sai che sul mio volto vi è la maschera della notte, altrimenti un verginale rossore colorerebbe le mie guancie, a causa di quello che mi hai sentito dire stanotte. E molto volentieri mi piacerebbe rinnegare tutto ciò che ho detto. Ma basta con le forme e i convenevoli. Mi ami? So già che risponderai si, e che io crederò a ciò che tu dirai. Ma se lo giuri, potresti poi dimostrarti sleale. Dicono che Giove sorrida dei giuramenti degli amanti. O, nobile Romeo, se davvero mi ami, dillo apertamente, e se credi che io mi lasci conquistare troppo facilmente, arriccierò la fronte e sarò cattiva, e mi negherò, cosicchè tu abbia ragione di corteggiarmi: altrimenti, non saprei negarti niente per tutto l’oro del mondo. O bel montecchi, io sono davvero troppo innamorata, e ti potresti interpretare questo comportamento come frivolo. Ma abbi fede in me, mio buon signore, ed io saprò dimostrarmi anche più leali di coloro che sanno offire in modo migliore la loro modestia.

Romeo: madamigella,per quella sacra luna che inargenta le cime di quegli alberi, giuro

Giulietta: oh, non giurare sulla luna, l’incostante luna che si trasforma ogni mese nella sua sfera, per paura che anche il tuo amore si dimostri, come la stessa luna, mutevole.

Romeo: e allora su cosa dovrei giurare?

Giulietta: non giurare per niente. E se proprio devi giurare, giura sulla tua persona benedetta, che è il dio della mia idolatria: e non potrò fare a meno di crederti.

Romeo: se il caro amore del cuor mio

Giulietta: non giurare, di grazia. Anche se la tutta la mia felicià è riposta in te, non riesco a provare nessuna felicità nel patto d’amore appena stipulato.troppo precipitato, troppo frettoloso e irriflessivo, e troppo mi somiglia il lampo che muore prima che si abbia il tempo di dire: lampeggia. Buona notte dolce amore mio! …il dolce riposo e la pace entrino nel tuo cuore. Allo stesso modi di quelli che che confortano il mio seno.

Romeo: mi vuoi dunque lasciare così mal soddisfatto?

Giulietta: e qual soddisfazione potresti avere tu, stanotte?

Romeo: lo scambio del voto fedele del tuo amore insieme al mio.

Gulietta: ti ho già dato il mio prima ancora che fossi tu a chiederlo: eppure mi piacerebbe che il momento di dartelo non fosse già passato.

Romeo: vorresti forse riprendertelo? E perchè amore mio?

Giulietta: solo per poter essere prodiga, e dartelo di nuovo. Eppure altro non desidero se non ciò che già possiedo: la mia generosità è davvero senza limiti, come il mare, e come il mare il mio amore è profondo.E più te ne do più ne ho per me,perchè entrambi sono infiniti. sento una voce,dal dentro,addi amore mio.vengo subito,mia buona balia. O mio caro montecchi, sii fedele a me.resta ancora un poco. Torno subito.

Romeo: o notte beata! Temo che ,perchè siamo di notte, tutto questo non si riveli soltanto un sogno, troppo dolce e lusinghiero per essere fatto di sostanza reale.

Giulietta: tre parole,diletto Romeo, ed un’ultima buona notte. Se davvero il tuo amore è sincero e la tua intenzione è di sposarmi, fammelo sapere domani per mezzo di qualcuno che darò disposizione che ti raggiunga, cosìcchè potrò sapere dove e come il matrimonio verrà celebrato: e deporrò ai tuoi piedi tutte le mie fortune, e ti seguirò come il mio signore per il mondo intero.

Balia: madamigella!

Giulietta: arrivo subito…ma se le tue intenzione, tuttavia,non fossero belle, io ti supplico …

Balia: madamigella…

Giulietta: sono subito da te…cessa della tua corte, e lasciami sola con il mio dolore. Domani manderò qualcuno.

Romeo: e così possa salvarsi l’anima mia!

Giulietta: mille volte buona notte!

Romeo: mala notte mille volte, invece,ora che la tua luce mi viene a mancare. L’amore corre verso l’amore con la gioia tipica degli scolaretti che fuggono dai loro libri,e all’incontro l’amore si separa da amore con la stessa delusione che hanno coloro che vanno a scuola.

Giulietta: o Romeo,oh! Potessi avere la voce di un falconiere, per richiamare a me questo volatile! …

Romeo: è l’anima mia che invoca il mio nome. Quale dolce suono argenteo non modula durante la notte la lingua degli amanti, soave musica all’orecchio che ascolta!

Giulietta: Romeo!

Romeo: diletta?

Giulietta: a che ora vuoi che, domattina, il mio messaggero venga a te?

Romeo: alle nove.

Giulietta: non ti farò aspettare. È come se fino ad allora debbano passare venti anni. mi è passato di mente il motivo per cui ti ho richiamato.

Romeo: lascia che io rimanga fino a quando non saprai ricordarla.

Giulietta: ma io vorrei dimenticarla di nuovo, giacchè tu resti, come mi sovvenga quanto ami la tua compagnia.

Romeo: ed io seguiterò a restare quì per costringerti a non ricordare più nulla.

Giulietta: è quasi giorno. Vorrei che fossi già partito; ma allo stesso modo vorrei saperti non più lontano di quell’uccellino a cui una bimba capricciosa permette di saltellare un poco fuori dalla sua mano, come un povero prigioniero trattenuto dalle ritorte, e con un filo di seta lo riporta a sè con un piccolo strattone, tanta è la gelosia che mette nell’amare la sua libertà.

Romeo: vorrei essere io quell’uccellino.!

Giulietta:anche io vorrei che tu lo fossi, diletto: eppure, per il troppo amarti, finirei con l’ucciderti. Buona notte, buona notte! Il separarsi è un dolore così dolce, che ti darei la buonanotte fino a domani mattina!

Romeo: che il suo elegga la sua dimora negli occhi tuoi, e scenda la pace nel tuo cuore! Ah,se potessi essere io il sonno e la pace per poter riposare tanto dolcemente! Da quì andrò alla cella del mio confessore a chiedere il suo aiuto,e a raccontargli la cara vicenda che mi è capitata.

Romeo allora, giunta l’alba, si reca dall’amico Frate Lorenzo, al quale racconta i fatti della sera precedente, chiedendogli infine la sua disponibilità a sposarlo con Giulietta. Il religioso, dopo un momento d’esitazione, finisce per accettare, ritenendo l’amore fra i due giovani un’ottima occasione per cercare di riconciliare le due famiglie.

Il giovane, con l’aiuto della balia personale di Giulietta, progetta il matrimonio per il pomeriggio stesso. Giulietta corre da Frate Lorenzo, che sposa i due giovani. Ma la loro felicità è comunque destinata a durare poco.

Romeo: Ah, Giulietta, se la misura della tua gioia è colma come la mia, ma con più arte di me sai esprimerla a parole, allora rendi dolce col tuo fiato l’aria che ci circonda, e lascia che la tua lingua, ricca di musica, sveli quale felicità fantastica riceviamo l’uno dall’altro in questo caro incontro.

Giulietta: L’immaginazione, più ricca di cose che di parole, va orgogliosa della sua sostanza, non degli ornamenti. Solo i pezzenti sono in grado di contare le loro ricchezze,
il mio amore sincero è invece così cresciuto a dismisura che non arrivo a contare neanche la metà del mio tesoro.

Frate: Su, su, venite con me, dobbiamo fare in fretta, non vi dispiaccia, ma non posso lasciarvi soli finché la Santa Chiesa non abbia fatto, di due, una persona.

Qualche ora dopo il matrimonio, infatti, Tebaldo, al quale non è ancora passata la rabbia per aver sorpreso Romeo alla festa dei Capuleti, incontra Benvolio e Mercuzio per le strade della città. Chiedendo dove si trovi il ragazzo li prende a male parole, cosa che fa infuriare Mercuzio, che sguainata la spada, inizia a battersi con il rivale. Tebaldo però, più forte e bellicoso, uccide Mercuzio proprio mentre Romeo sta arrivando sul posto. Assistita alla morte dell’amico di sempre, Romeo, assetato di vendetta, inscena a sua volta un duello con Tebaldo ed alla fine lo uccide.Venuto a conoscenza dei fatti e non ritenendolo completamente colpevole della morte di Tebaldo, il principe decide di esiliare Romeo a Mantova.

Il ragazzo addolorato dalla sentenza, corre da Frate Lorenzo e mentre il religioso lo sta consolando, arriva la balia di Giulietta, che dice al giovane che la moglie lo vuole vedere per passare con lui un’ultima notte d’amore prima della partenza.

Frate: Ferma quella tua mano disperata! Sei un uomo? Il tuo aspetto grida di sì, ma le tue lacrime sono da donna, e le tue azioni selvagge mostrano la furia irrazionale d’una bestia. Sei una donna che impropriamente indossa le sembianze di un uomo, o una bestia incongrua, che indossa l’apparenza d’entrambi? Mi hai sbalordito! Sul mio sacro ordine, pensavo il tuo carattere ben più temprato! Hai ucciso Tebaldo? Ti vuoi suicidare, e uccidere così la tua donna che vive della tua vita, volgendo il tuo odio maledetto contro te stesso? Perché maledici la tua nascita, il cielo e la terra? Forse perché nascita, cielo e terra, tutti e tre in un solo istante si sono incontrati in te, tu in un solo istante tutti e tre li vuoi perdere? Vergogna, vergogna, fai disonore al tuo corpo, al tuo amore, al tuo spirito, tu, che come un usuraio, ricco di tutto, non usi nulla in modo legittimo per adornare il tuo corpo, il tuo amore, il tuo spirito. Il tuo bel corpo è solo un manichino di cera che si allontana dalle virtù di un uomo; il caro amore che giuri è uno spergiuro che uccide la donna che hai fatto voto d’amare; e il tuo spirito, corona del corpo e dell’amore, fallisce nel guidarli, come polvere da sparo nella fiaschetta d’una recluta inesperta per la tua ignoranza prende fuoco, e sei fatto a pezzi da ciò che doveva difenderti. Chi diamine, alzati ragazzo! La tua Giulietta, per il cui amore un attimo fa eri morto, è viva, e in questo sei fortunato. Tebaldo voleva ucciderti, e invece l’hai ucciso tu. E in questo sei fortunato. La legge, che prometteva la morte, ti si mostra amica e la cambia in esilio. E in questo sei fortunato. Un mucchio di benedizioni scende su di te, la felicità ti corteggia col suo vestito più bello e tu, come una ragazzetta stizzosa e testarda, metti il broncio alla tua fortuna e al tuo amore. Attento, attento, così si finisce male. Adesso su, va’ dal tuo amore, com’era deciso, sali in camera sua, va’ a consolarla. Ma attento a non restare sino al turno di guardia, perché allora non potresti più andare a Mantova, dove vivrai finché troveremo il momento per  render pubblico il vostro matrimonio, riconciliare gli amici, chieder perdono al Principe,e farti tornare con una gioia milioni di volte più grande del dolore col quale sei partito. Vai avanti tu, nutrice. Ricordami alla tua padrona e dille di far andare tutti a letto presto, come li avrà disposti la gran pena. Romeo verrà subito.

I due giovani amanti passano un’intensa notte di passione ed il mattino dopo si danno l’addio.

Romeo: Mi arrestino, e mettano a morte: ne sono felice, se sei tu a volerlo. […] vieni o morte e sii la benvenuta, Giulietta lo desidera, ora anima mia continuiamo a parole… non è ancora giorno.

Giulietta: Stendi la tua fitta coltre notte, perché gli occhi del giorno che fugge si chiudano, complici, e il mio Romeo possa scivolare tra le mie braccia senza che alcuno lo veda…

Giulita: Vuoi già andar via? Il giorno è ancora lontano. È stato l’usignolo, non l’allodola, che ha colpito l’incavo del tuo orecchio timoroso. Canta ogni notte, laggiù, su quell’albero di melograno. Credimi, amore, era l’usignolo.

Romeo: Era l’allodola, la messaggera del mattino, non l’usignolo. Guarda, amore, come quelle strisce di luce invidiose coprono di merletti le nubi che si stanno aprendo, là, a oriente. Le candele della notte si sono consumate, e il giorno allegro si fa avanti in punta di piedi sulle cime nebbiose dei monti. Debbo andarmene e vivere, oppure restare e morire.

Giullietta: Quella luce non è l’alba, ne son sicura, io. È una meteora, emanata dal sole per illuminarti la strada e scortarti, stanotte, come un servo con la torcia, sino a Mantova. Ecco perché puoi ancora restare: non c’è bisogno che te ne vada.

Romeo: Mi prendano pure, mi mettano a morte, sono contento se è questo che tu vuoi. Dirò che quel barlume grigio non è l’occhio del mattino, ma il pallido riflesso del viso di Cinzia; che non è l’allodola a percuotere con le sue note la volta del cielo, così alta sulle nostre teste. Ho più desiderio di restare che voglia d’andarmene. Vieni pure morte, sii la benvenuta, Giulietta vuole così. Che c’è, anima mia? Parliamo. Non è ancora giorno.

Giulietta : È giorno, è giorno. Via di qui, presto, fuggi. È l’allodola che stona in questo modo, sforzando la sua voce a dissonanze così aspre, ad acuti così sgradevoli. Dicono che l’allodola sa dividere con gran dolcezza gli accordi. Questa non lo fa, visto come ci divide. Dicono che l’allodola e il rospo schifoso si scambiano gli occhi. Ah, vorrei che ora si fossero scambiate anche le voci! Questa che sentiamo ci spaventa, strappandoci l’uno dalle braccia dell’altra, e ti caccia via suonando la sveglia all’alba. Oh, vattene, adesso: c’è sempre più luce.

Romeo: Sempre più luce, sempre più buia la nostra sofferenza.

Romeo: Non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno; bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo; e l’esilio dal mondo vuol dir morte.

Nel frattempo, Lord Capuleti riceve presso la sua dimora il Conte Paride, assieme al quale fissa la data del matrimonio con la figlia, nonostante il recente lutto per la morte del nipote Tebaldo.  Ma Giulietta si ribella alla decisione del genitore, provocando l’ira di quest’ultimo, che minaccia di ripudiarla come figlia qualora lei non obbedisse al suo volere. La ragazza allora, disperata, si reca da Frate Lorenzo, al quale confessa piani suicidi. Per impedire ciò, il frate le suggerisce invece d’ingerire un liquido che le provochi uno stato di morte apparente proprio nel giorno fissato per le nozze con il Conte Paride. Le confessa poi che ha in mente un piano e cioè quello di mandare un messaggio per avvisare Romeo, per farglielo trovare nella cripta di famiglia dei Capuleti al suo risveglio per poi fuggire con lui. Giulietta, felice della proposta, torna a casa, chiede perdono al padre e la sera, ritiratasi a letto, ingerisce il liquido.

Frate: Ascoltami allora. Vai a casa, mostrati allegra, acconsenti al matrimonio. Domani è mercoledì, fa’ in modo di restar sola la notte, non lasciare che la balia dorma con te nella stanza. Prendi questa fiala, e quando sarai a letto, bevi tutto questo liquido eterico. Subito per tutte le vene ti correrà un torpore freddo, il polso perderà il suo ritmo naturale e smetterà di battere. Nessun calore, nessun respiro  testimonieranno della tua vita, le rose delle tue labbra e delle tue guance appassiranno, prendendo il colore della cenere, le finestre degli occhi si chiuderanno, come quando la morte chiude fuori la luce della vita. E ogni parte del corpo, privata del movimento, sembrerà rigida, dura, fredda, come morta. Con questa sembianza presa a prestito dalla secca morte resterai per quarantadue ore, poi ti sveglierai come da un sonno piacevole. In questo modo, quando lo sposo verrà la mattina a farti alzare dal letto, sarai lì, morta. Allora, secondo le usanze del nostro paese, in una bara aperta, vestita dei tuoi abiti più belli, ti porteranno in quell’antica cripta dove sono sepolti tutti i Capuleti. Nel frattempo, prima che tu ti sia svegliata, avvertirò Romeo del nostro piano con una lettera, e verrà subito qui, e  lui ed iosorveglieremo il tuo risveglio, e la stessa notte Romeo ti porterà via, a Mantova, con lui. E questo ti salverà dal disonore che ti minaccia, se un qualche capriccio o una paura da donnicciola non ti toglieranno il coraggio al momento dell’azione.

Giulietta: L’amore mi dà la forza, e la forza m’aiuterà. Addio, caro padre.

Il giorno successivo, la balia la trova distesa a letto inanime. Il clima di festa si trasforma subito in lutto e la carovana che era venuta per accompagnare Giulietta in chiesa da sposa, la trasporta invece nella cappella di famiglia. Durante il tragitto, Benvolio assiste alla scena e, preso un cavallo, corre a Mantova per avvertire il cugino. Romeo, straziato dal dolore, si reca da uno speziale, dove acquista un potente veleno, poi parte alla volta di Verona per uccidersi sulla tomba dell’amata. Nel frattempo, il messaggero al quale Frate Lorenzo aveva affidato il compito di avvertire il giovane del suo piano, viene trattenuto da una famiglia di contadini che gli chiede aiuto per la figlia malata, così, quand’egli arriva a Mantova a sera inoltrata, gli viene detto che Romeo è già partito da diverse ore. Giunto a Verona, Romeo si reca nella cappella di famiglia dei Capuleti. Sulla soglia, incontra il Conte Paride, che era andato a fare visita a Giulietta. Appena lo vede, il conte gli lancia una sfida per battersi con lui. Romeo sulle prima rifiuta poi, provocato, sguaina la spada e lo uccide.

Entra poi nella cappella, dove la bellezza di Giulietta lo colpisce nuovamente. Dopo averla abbracciata e baciata per l’ultima volta, ingerisce il veleno, ma proprio in quel momento la ragazza si risveglia, assistendo alla morte dell’amato sposo. Addolorata, si uccide anch’essa, pugnalandosi al petto con il pugnale di Romeo.

Romeo: In fede mia, lo farò. Voglio vedere questo volto. Il parente di Mercuzio, il nobile conte Paride! Cosa diceva il mio servo, mentre cavalcavamo, e la mia anima sconvolta non gli dava retta? Credo mi dicesse che Paride doveva sposare Giulietta. Disse così, o l’ho sognato? O sono pazzo, sentendolo parlare di Giulietta, a credere che sia stato così? Oh, dammi la tua mano, tu che come me sei scritto nel libro amaro della sfortuna. Ti seppellirò in una tomba gloriosa. Una tomba? Oh no, una torre splendente, giovane assassinato. Perché qui giace Giulietta, e la sua bellezza fa di questa cripta una sala festosa, piena di luci. Morte, riposa lì, sepolta da un morto!
Quante volte gli uomini, in punto di morte, provano l’allegria! Chi li veglia lo chiama il lampo prima della morte. Ma come potrei chiamare questo un lampo? Oh, amore mio, mia sposa, la morte, che ha succhiato il miele del tuo respiro, ancora non ha dominio sulla tua bellezza. Ancora non sei vinta. Lo stendardo della bellezza è ancora rosso sulle tue labbra e sulle tue guance, e la pallida bandiera della morte sin lì non è arrivata. Tebaldo, giaci lì, nel tuo sudario insanguinato? Quale altro favore più grande potrei farti, che spezzare la giovinezza di chi fu tuo nemico con quella mano che ha spezzato la tua? Perdonami, cugino. Ah, cara Giulietta, perché sei ancora così bella? Dovrei credere che anche la Morte senza corpo può innamorarsi, che lo scarno mostro aborrito vuol tenerti qui, nelle tenebre, come sua amante? Per questa paura rimarrò sempre con te, e mai me ne andrò da questo palazzo d’oscura notte. Qui, qui resterò, coi vermi che ti fanno da ancelle, qui fisserò il mio riposo eterno, liberando questa carne stanca del mondo dal giogo delle stelle avverse. Occhi, guardate per l’ultima volta! Braccia, stringetela per l’ultima volta! E voi labbra, che siete le porte del respiro, suggellate con un bacio legittimo un contratto eterno con la Morte ingorda. Vieni, amaro capitano, vieni, guida disgustosa, tu, pilota disperato, scaglia la tua logora barca stanca di mare d’un colpo contro gli scogli taglienti. Ecco, bevo al mio amore!

Beve.

Ah, onesto speziale, sono rapidi i tuoi veleni. Così, con un bacio, io muoio.

Cade.

Frate: Romeo!

Il Frate si china e vede del sangue e delle armi.

Ahimè, ahimè! di chi è questo sangue che macchia la soglia di pietra di questo sepolcro? Che significano queste spade insanguinate e senza padrone sporcate di terra in questo luogo di pace? Romeo! Oh, come è pallido! Chi è quest’altro? Come, anche Paride? E tutto intriso di sangue? Ah, che ora stregata è colpevole di questo lacrimevole destino? La ragazza si muove…

Giulietta si sveglia.

Giulietta: O Frate consolatore, dov’è il mio signore? Mi ricordo bene dove dovrei essere, e infatti sono qui. Dov’è il mio Romeo?

Frate: Sento rumori. Vieni via da questo nido di morte, di contagi, di sonni contro natura. Un potere più grande, cui non possiamo opporci, ha frustrato i nostri piani. Vieni, vieni via! Colui che nel tuo cuore è tuo marito giace lì, morto, e così Paride. Vieni via, ti sistemerò in un convento di sante monache. Vieni, non far domande, sta arrivando la guardia. Vieni, su, buona Giulietta, io non ho più il coraggio di restare.

Gilietta: Vattene, allora! Vai, ché io non vengo.

Cosa c’è qui? Una tazza stretta tra le mani del mio solo amore? Capisco, è stato il veleno la sua fine immatura. Ah, scortese! L’hai bevuto tutto, senza neanche lasciarne una goccia amica per aiutare anche me? Bacerò le tue labbra. Forse su di esse c’è ancora del veleno capace d’uccidermi con questo conforto.

Lo bacia.

Le tue labbra sono calde!

Che, del rumore? Devo fare in fretta.
Oh, pugnale felice, questa è la tua guaina!
Arrugginisci qui dentro e fammi morire.

Si trafigge e cade.

Scoperta la situazione e venuti a conoscenza della loro sofferta storia d’amore, le due famiglie pongono fine alla loro rivalità e decidono di erigere due statue in memoria dei due sfortunati giovani.

Frate: Sarò breve, perché quel poco fiato che mi avanza non basterebbe per un lungo e noioso racconto. Romeo, lì morto, era il marito di questa Giulietta. E lei, lì morta, era la sua moglie fedele. Io stesso li avevo sposati, e il giorno delle loro nozze segrete fu anche il giorno del giudizio per Tebaldo, la cui morte immatura fece bandire il fresco sposo da questa città. Per lui, non per Tebaldo, piangeva Giulietta. E voi, per liberarla dall’assedio di quel dolore, la prometteste in sposa, e l’avreste unita a forza, al conte Paride. Allora lei corre da me, e con occhi disperati mi chiede di trovare il modo di liberarla da questo secondo matrimonio, o si sarebbe uccisa lì, nella mia cella. Guidato dalla mia arte, le diedi allora un sonnifero, che funzionò come avevo previsto, rivestendola con le forme della morte. Intanto scrissi a Romeo di venire qui, in questa notte terribile, per aiutarmi a toglierla da quella bara posticcia quando l’azione del sonnifero fosse cessata. Ma quello che portava la mia lettera, Fra Giovanni, fu fermato da un imprevisto, e ieri sera mi riportò la lettera. Allora, tutto solo, all’ora prevista del suo risveglio, venni qua per portarla via dalla tomba di famiglia, con l’intenzione di tenerla nascosta nella mia cella finché non avessi trovato il modo d’informare Romeo. Ma quando arrivai, poco prima del suo risveglio, qui giacevano morti innanzitempo il nobile Paride e il fedele Romeo. Lei si sveglia, e io la supplicavo di venir via, di sopportare con pazienza quest’opera del cielo, quando un rumore mi spaventò e mi fece scappare dalla tomba, mentre lei, troppo disperata, non volle seguirmi, ma, come sembra, fece violenza a se stessa. Questo è quanto so; del matrimonio è a conoscenza la Nutrice. Se in ciò che è accaduto c’è una qualche mia colpa, sia pure sacrificata la mia vecchia vita qualche ora prima del suo tempo, al rigore della legge più severa.

Principe: Ti abbiamo conosciuto sempre come un sant’uomo. Dov’è il servo di Romeo? Cos’ha da dirci su questo?

Paggio: Ho portato io al mio padrone la notizia della morte di Giulietta, e lui subito venne da Mantova a questo luogo, in questa tomba. Prima mi consegnò questa lettera, per suo padre, poi, scendendo nella tomba mi minacciò di morte se non me ne fossi andato lasciandolo lì.

Principe: Dammi la lettera, voglio leggerla. Dov’è il paggio del conte Paride, quello che ha chiamato le guardie? Dimmi, tu, che faceva il tuo padrone in questo luogo?

Paggio: Era venuto a spargere fiori sulla tomba della sua donna: m’ordinò di star lontano, e così feci. D’un tratto arriva uno con la torcia, per aprire la tomba, e subito il mio padrone tira fuori la spada. Allora scappai via e chiamai le guardie.

Principe: Questa lettera conferma le parole del Frate: racconta il loro amore, dà notizia della morte di lei, e qui narra che acquistò il veleno da uno speziale ridotto in miseria, con quello venne in questa cripta, per uccidersi e giacere con Giulietta. Dove sono questi nemici? Capuleti, Montecchi, guardate che maledizione è scesa sul vostro odio, e come il cielo ha saputo servirsi dell’amore per uccidere le vostre gioie. Io, per aver chiuso un occhio sulle vostre discordie, ho perso due parenti. Siamo stati tutti puniti.

CAPULETI: Ah, fratello Montecchi, dammi la mano. Questa è tutta la dote di mia figlia. Di più non posso chiedere.

MONTECCHI: Ma io posso darti di più. Le innalzerò una statua d’oro puro, così finché Verona conserverà il proprio nome nessuna immagine sarà tenuta in pregio quanto quella di Giulietta, leale e fedele.

CAPULETI: Con uguale splendore Romeo riposerà accanto alla sua donna: povere vittime della nostra inimicizia.

Principe: Una triste pace porta con sé questa mattina: il sole, addolorato, non mostrerà il suo volto. Andiamo a parlare ancora di questi tristi eventi. Alcuni avranno il perdono, altri un castigo. Ché mai vi fu una storia così piena di dolore come questa di Giulietta e del suo Romeo.

Scrivere, rileggere, condividere e vedere queste storie mi emoziona sempre.
Questi capolavori vivono nello spazio della loro epoca e fanno proprio anche uno spazio simbolico di un universo infinito e unico. Ancora immagino Shakespeare chino sulla pergamena impegnato a scrivere con il suo idealismo romantico di questi giovani, degli odi familiari, dello sferragliare delle spade, del ballo intrecciato del caso e della malasorte,  del silenzioso operare dei veleni, delle morti amare dei due amanti, che resteranno nella memoria storica…come dimenticarsi di questo amore che eleva le anime in cielo e che supera la morte che trascina i corpi nell’aldilà?
Spunti tratti da: La frusta letteraria, Wikipedia, Shakespeare Web
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4 pensieri su “Romeo & Giulietta: amore che attraversa la storia

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